Dieci anni fa quando successe ero di guardia all’ufficio tecnico della Marina Militare di Genova, in procinto di finire il mio servizio come ufficiale di complemento. Il tutto iniziò come una farsa: ero in riunione con un comandante e il Direttore quando entrò l’aiutante di quest’ultimo dicendo qualcosa tipo: “Direttò, direttò, un aereo si è piantato nella torre gemella”. Ricordo ancora che rimanemmo quasi un minuto in silenzio, come per assorbire la cosa, poi il Direttore riprese a parlare e terminammo velocemente l’argomento. Dopodichè io buttai lì un commento sul fatto che forse era il caso di telefonare per chiedere che allerta dovessimo assumere. La cosa finì lì, io smontai di guardia poco dopo, e dopo un po’ arrivò anche l’allerta. Passai la serata a casa della mia ragazza, a guardare la televisione assieme, con molte lacrime e parecchia angoscia. E questo fu il mio 11 settembre.
Dieci anni dopo, ci sono state due guerre, il mandante degli attentati è morto; però non siamo molto più sicuri, abbiamo speso un sacco di soldi, e abbiamo anche rinunciato ad alcune libertà; ma il nostro modo di vivere non è cambiato, non siamo nella paura, e questa è la più grande vittoria.
Sarei partito se mi avessero chiamato? Me lo sono chiesto parecchie volte. Mi piace pensare di sì.




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